II
Chiara si era svegliata di buon mattino, aveva rassettato il letto e poi era scesa a fare colazione. Chiese un cappuccino con brioches e si sedette al tavolo. Il cameriere arrivo’ poco piu’ tardi, con un biglietto vicino alla tazza, sul piattino. Lo lesse: suo padre sarebbe rientrato solo il giorno successivo dalla Germania. Aveva ancora due giorni di “liberta’ ” e desiderava goderseli appieno. Da quando i suoi si erano separati, odiava sua madre e conviveva abbastanza con suo padre. Aveva solo quindici anni, ma era una ragazza decisamente matura. Si lecco’ i baffi, lascio’ due dollari e venticinque sul tavolino e risali’ in stanza. Entro’ in bagno, si risciacquo’ la faccia e si osservo’ allo specchio. I suoi capelli quella mattina erano piu’ dritti del solito. Da piccola aveva avuto boccoli biondi, ora parevano spaghetti. Tutto sommato pero’ non stonavano molto col suo viso, con gli occhi nero perla ed il mento tagliente, la bocca sottile, il naso all’insu’. Era decisamente una bella ragazza. In molti l’avevano spesso paragonata alla cantante dei Sixpence None The Richer, ma lei non dava importanza a queste dicerie. Pensava di essere piu’ carina. Gia’. Bella e modesta eh? Rise. Scioccamente, compiacendosi di se’. Se ne accorse e torno’ nella sua serieta’ di routine. Aveva molti contendenti, e forse per questo si era montata un poco la testa. Comunque aveva avuto una sola storia e, a differenza di molte sue coetanee, era ancora vergine. Era una ragazza allegra, spigliata, sincera, mai volgare. Una persona decisamente piacevole. Si vesti’. Ando’ nell’anticamera e accese la radio.
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Mark si era svegliato presto. Senza far colazione, aveva indossato un paio di pantaloncini e una maglietta, occhiali da sole ed era uscito. Aveva slegato la bicicletta ed era partito. Erano le 7:23. Aveva bisogno di distrarsi. Saluto’ il custode del villaggio e imbocco’ la strada verso Black Lake. Doveva percorrere circa mille – milleduecento metri di dislivello. Aveva lasciato un biglietto in cui spiegava che sarebbe rientrato verso sera. Spero’ che sua madre non si sarebbe irritata quando avesse letto il foglio. Anche perche’ non si era portato il cellulare.
La salita aveva una buona pendenza; dopo due ore Mark stava gia’ arrancando. Decise quindi di fermarsi al bar “Eat ‘N Out”, una specie di fast food. Prese qualcosa di dolce ed usci’. L’aria frizzante del mattino faceva rabbrividire e increspare ogni singolo poro della pelle sotto la maglietta attillata. Il sudore si stava condensando. Bevve abbondantemente e riparti’.
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Michael non aveva chiuso occhio in tutta la notte. Ripensava e riviveva continuamente cio’ che gli era accaduto la sera. La lite, Serena, suo padre…
Improvvisamente un’idea gli baleno’ in mente: si ricordo’ di Mark, si alzo’, afferro’ il telefono. Compose un numero, attese il primo squillo, poi riattacco’. Aveva bisogno di Serena, ma aveva guardato l’orologio: era meglio non disturbarla. Avrebbe allora cominciato ad organizzare la seconda parte del suo piano.
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