Bolidi – Il primo romanzo su blog

Ottobre 29, 2007

Archiviato in: Bolidi, Primo capitolo — bolidi @ 12:06 pm

«Me li ha prestati Michael in piscina per giocare a beach volley. Sai…c’era un sole pazzesco. E’ molto gentile».

«Se non sbaglio e’ quel ragazzo di colore…quello mi puzza. Cerca di frequentarlo il meno possibile per favore».

«Va bene pa’». Era meglio dargli corda, purche’ se ne andasse a letto e non scoprisse altro.

«Grazie tesoro mio; ora basta polemiche e andiamo a dormire. Sogni d’oro».

«Notte». Chiuse la porta. Sbuffo’. Inspiro’ ed espiro’, piu’ lentamente possibile. Poi si lascio’ cadere supina sul letto. L’aveva scampata. Miracolosamente. Suo padre stava invecchiando, penso’. E si addormento’. Si sveglio’ improvvisamente, di soprassalto. Si era ricordata solo ora del lenzuolo che Michael le aveva portato quando era sdraiata sul divano e del ghiaccio che aveva lasciato sopra un cuscino. Si alzo’ svogliatamente e rimise ogni cosa al proprio posto. Si ricordo’ anche di non aver chiuso la porta del bungalow. Poi torno’ a dormire, finalmente certa di aver cancellato tutte le tracce della sua avventura.

 

Quando rientro’, Michael oltrepasso’ di soppiatto la porta del camper e si assetto’ nel suo giacilio. Che nottata ragazzi. Quante emozioni. Era soddisfatto di se stesso.

Poi qualcosa lo folgoro’. Oddio! Il problema di Mark…! Doveva assolutamente trovare una soluzione. Ma ora era passato in secondo piano. Riusciva a pensare solo a rivedere Serena. Alla sua pelle, cosi’ morbida. Si rese conto di essersi innamorato. Che assurdita’, lui innamorato. Ma era vero.

Ottobre 15, 2007

Archiviato in: Bolidi, Primo capitolo — bolidi @ 10:41 am

«Serena apri, abbiamo bisogno del ventilatore, si muore di caldo».

Era suo padre. Raggelata e nervosa piu’ che mai, doveva pensare in fretta ad una scusa. Si finse addormentata ed indico’ a Michael l’armadio.

«Ssi’…cosa c’e’…pa’? », disse in tono contrariato.

«Perche’ hai chiuso? »

«Chiuso? »

«Si’, la porta. Forse mi stai nascondendo qualcosa? »

«Tombola», penso’ Serena. Michael intanto, constatata l’impossibilita’ di nascondersi nell’armadio stracolmo di vestiti, aveva optato per una fuga tempestiva calandosi dalla finestra. Aveva gia’ un piede nel vuoto.

«No! », urlo’ Serena.

«No cosa? » disse il padre.

«No…non ti nascondo niente… »

Michael nel frattempo l’aveva rassicurata strizzandole l’occhio e, aggrappandosi con le mani al parapetto per diminuire il dislivello, si accingeva a saltare.

Serena si sporse, accenno’ un sorriso malinconico ed ando’ ad aprire la porta. Quando la chiave scatto’ nella toppa, Michael si lascio’ andare, per atterrare due metri piu’ in basso, sull’erba gia’ umida di rugiada. Si riassesto’ un attimo e si diresse verso casa, fischiettendo come se niente fosse. Ma era preoccupato: aveva lasciato nella camera di Serena la maglietta ed il suo inseparabile cappellino. E per di piu’ non poteva far niente per aiutarla nell’impiccio col padre.

«Entra pa’…e prendi in fretta il ventilatore che ho sonno… »

«Perche’ hai la finestra aperta? », chiese il signor Gristar.

«Per non accendere quella macchina infernale», ribatte’ prontamente la figlia.

«Cosa ci fanno una maglietta e un cappellino degli Yankees sul tuo letto? », domando’ con tono accusatorio.

Ottobre 2, 2007

Archiviato in: Bolidi, Primo capitolo — bolidi @ 10:05 am

A guardarla cosi’ era ancora piu’ bella. Immobile, stesa sul divano, con il solo costume addosso, i capelli sciolti, la testa reclinata per tenere il ghiaccio, le palpebre socchiuse, le gambe accavallate…forse si stava addormentando. Michael ando’ nella stanza accanto, cercando di non disturbare il sonno dei signori Gristar, e prese un lenzuolo. Stava avvolgendola delicatamente quando le mani di lei gli presero dolcemente il viso e lo unirono al suo. Era la seconda volta quella sera. Ma ora era diverso. Dopo un momento di panico iniziale, ora anche lui partecipava attivamente e le si era a poco a poco sdraiato accanto, senza mai staccarsi da lei. Poi le loro lingue si incontrarono ed entrambi ebbero un sussulto per quel gesto cosi’ intimo, per poi fremere di gioia.

Finalmente si staccarono. I volti arrossati per lo sforzo e per la passione ora ardevano per il desiderio. Rimasero per un attimo ad osservarsi, poi si alzarono e dopo un cenno di assenso si diressero in camera. Dapprima Serena socchiuse piano piano la porta, poi abbasso’ la maniglia e fece girare la chiave nella serratura fino a quando scatto’. Ora erano soli. Che bella sensazione! Il mondo la’ fuori, frenetico e caotico, loro dentro quella stanza che li isolava e li rendeva cosi’ liberi. Michael si tolse la maglietta e il cappellino degli Yankees che teneva perennemente in testa al contrario e si adagio’ sul materasso coi soli boxer indosso. Era cosi’ eccitato che avrebbe voluto gridare e tirare pugni al muro. Ma non fece nulla. Rimase in attesa di una mossa della sua compagna.

Lei gli sorrise e si rilasso’, sdraiandosi accanto a lui sul letto. Erano molto vicini e toccandosi si eccitavano. Dapprima lei gli sfioro’ delicatamente le labbra, poi piu’ intensamente, fin quasi a mordergliele, e si adagio’ sopra di lui.

Michael sentendo i seni di lei schiacciati sul suo petto nudo fremeva. Comincio’ ad accarezzarle la schiena, con un movimento continuo e delicato, scendendo via via verso il sedere. Li’ le sue mani strinsero impulsivamente, per poi adagiarsi ancora piu’ in basso, tra le gambe leggermente divaricate. Poi entrambi sussultarono e ci fu un silenzio sepolcrale nella stanza. Qualcuno aveva tentato di abbassare la maniglia della stanza e, dato che non era stato possibile entrare, aveva dato due colpi sordi sul legno.

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