Mark considerava la vita come un qualcosa di irrazionale: non poteva concepire quelle frasi o canzoni del tipo “Io penso positivo”, “Evviva la vita”; credeva infatti che ci fosse stato, all’inizio di tutto, una sorta di intervento divino, ma che ogni cosa successivamente fosse influenzata e regolata dal caso. Essendo il caso imprevedibile, e quindi indefinibile, esso puo’ essere considerato irrazionale; lui lo indicava col nome di “caos”. Per questo era cosi’ pessimista nei confronti della sua breve seppur intensa esistenza. Non era superstizioso, ma era molto diffidente e poco suscettibile: l’unica persona di cui si fidava ciecamente era il suo migliore amico. A dir la verita’ ce n’era stata un’altra, ma era volata via, e questo non aveva fatto altro che contribuire a rafforzare il suo “teorema”.
Mentre camminava sentiva il vento fischiargli nelle orecchie e accarezzargli dolcemente i capelli; nell’accorgersi di cio’, non pote’ che dispiacersi, visto che solo pochi mesi prima era una persona a lui molto cara a compiere quel gesto. Non riusciva a togliersi dalla testa il pensiero di lei. Qualche brivido gli corse su per il collo, mentre si dirigevano verso la spiaggia, sia per la serata frizzantina sia per uno strano senso di imbarazzamento. Il cancello era chiuso, ma si poteva facilmente scavalcare: i due ragazzi si fissarono negli occhi (con una certa difficolta’, dovuta all’oscurita’), un cenno di assenso ed erano gia’ dall’altra parte.
Il “Great Land Of Entertainment” era, come veniva definito, il non plus ultra dei villaggi in Florida. I due amici si erano diretti li’ perche’ un loro “conoscente” (non e’ possibile chiamarlo amico) aveva riferito loro che quella sera «ci sarebbero stati una cifra di videogames che costavano un pacco, ma da sballo».
«Michael», intercalo’ Mark «hai portato i ferri? »
«Risposta scontata! Mi sta bene il tuo senso di responsabilita’, ma cosi’ e’ un po’ esagerato »
«Ma si’, sta calmo, era una domanda retorica».
I ferri del mestiere consistevano in alcune chiavi “universali” che Michael aveva sottratto a suo nonno quando ancora faceva il guardiano in un albergo; riuscivano ad aprire i vani sotto la console di gioco contenenti i gettoni. Loro non lo definivano illegale, visti i prezzi; sostenevano infatti che con il loro operato salvavano l’anima del gestore.
Giunsero al tendono che erano gia’ quasi le dieci. Dopo numerose sfide, i ragazzi non erano ancora del tutto soddisfatti. I generi dei giochi non erano infatti tra quelli che piu’ li aggradavano: un videogioco del tipo “prendi l’arma, carica, corri e uccidi” non aveva senso. I Videogames con la “v” maiuscola erano, a loro modo di pensare, solo quelli che ti facevano riflettere e ragionare: per sostenere questo avevano anche aperto un canale di IRC su internet, chiamato #realtruth, dove chattavano con ragazzi dalle loro stesse opinioni (pochi a dir la verita’, considerando che un numero considerevole di loro coetanei neppure comprendeva l’ossimoro).
Mentre sorseggiava lentamente la bibita, alla quale attingeva tramite la colorata cannuccia, gli pareva di intravedere, attraverso i curiosi riflessi del ghiaccio semisciolto in combinazione con i faretti del bar, le curve della sua ex tipa. Ed ecco che una conca sinuosa si trasformava magicamente nel seno, non molto prosperoso a dir la verita’, di Chiara, mentre attraverso un cubetto ben arrotondato e livellato gli pareva di rivedere il fondoschiena sodo di lei; ah, quanti ricordi…
Accortosi dello stato di semi catalessi in cui il suo compagno era caduto, Michael decise che era ora di rincasare. A volte credeva di essere la bambinaia di un fantoccio. E non gli piaceva. Voleva e doveva trovare qualcosa per distrarlo, almeno fino alla fine dell’estate. Decise che ci avrebbe pensato su quella stessa notte. Lascio’ Mark sulla porta del bungalow e si incammino’ per raggiungere la piazzola della sua roulotte.
Agosto 27, 2007
Ancora nessun commento. »
Non c’è ancora nessun commento.
RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI