Certo che la luna e’ veramente strana stasera, penso’, mentre passava tra i vialetti con aria assonnata. Gia’ si ritraeva sul letto sciallato quando qualcosa lo obbligo’ dapprima a rallentare e poi a fermarsi. In fondo al selciato era comparsa una figura, nella quale riconobbe, nonostante la semioscurita’, Catherine. L’aveva conosciuta si’ e no due giorni fa, non se lo ricordava bene, data la poca importanza che le attribuiva, ma lei si era subito invaghita di lui. Com’e’ strano il mondo…Mark ha il cruccio per aver perso la compagna, io che non ne sento il bisogno mi ritrovo una mosca a gironzolarmi attorno. Purtroppo non aveva ne’ il tempo ne’ la voglia di scappare ed evitare quell’indesiderato incontro; decise cosi’ di affrontarla, anche perche’ stava male al solo pensiero di averla sempre “in mezzo ai piedi”. Pertanto si avvicino’ un poco, quel tanto da permettergli di fissarla attentamente negli occhi.
Be’ a guardarla bene non era poi cosi’ sgradevole. Aveva i “soliti” capelli corti a caschetto, taglio da maschiaccio un po’ superato, sormontati da un’inseparabile coppola, il viso pulito e delicato, interrotto qua e la’ da alcune lentiggini. Gli occhi erano di uno strano color ceruleo e sembravano accoppiarsi perfettamente con l’analogo colore dei capelli. Aveva come sempre il sorriso stampato sulla bocca, che si estendeva fin quasi alla parte inferiore del mento. Questo era molto pronunciato; e lei lo sapeva bene, difatti passava continuamente un forte rossetto sulle labbra carnose. Michael si concentro’ su quelle grandi labbra e si sorprese eccitato, attratto inspiegabilmente in un gioco erotico e sensuale da quelle labbra leggermente umide.
Appena lo vide spalanco’ la bocca in segno di stupore, quasi per far credere di non averlo notato. E ci era quasi riuscita. Michael aveva, in quell’attimo, pensato di nascondersi dietro un albero, ma era stato solo un pensiero portato dalla leggera brezza di mare…
Ora stavano li’, uno di fronte all’altro, a scrutarsi e a mangiarsi con gli occhi, ognuno per una ragione diversa. Non volendo prolungare eccessivamente quel momento, il ragazzo prese l’iniziativa, saluto’ garbatamente e accenno’ un lieve sorriso. Catherine allora, vincendo l’iniziale timidezza (come se una ragazza della sua specie ne fosse capace…) ricambio’ e gli chiese dove fosse diretto a quell’ora.
«Vado a casa, sono veramente stanco». Era vero, percio’ mentre pronunciava quelle parole cerco’ di assumere un’espressione che fosse piu’ onesta e ingenua possibile. Ma evidentemente non vi riusci’. Anzi, peggio. Credendo volesse prenderla in giro, giocando sull’ironia, arrossi’ e gli butto’ le braccia al collo. Michael rimase a dir poco imbarazzato. Cerco’ di chiarire il disguido e delicatamente provo’ a liberarsi dall’abbraccio di lei. Ma quella, forse spinta da maggiore frenesia, in un atto che lui giudico’ di pura follia, chiuse gli occhi e allungo le labbra carnose, congiungendole con le sue. Michael allibito reagi’ e la respinse con ribrezzo.
